Trattieni il respiro.

 Alcuni secondi.

 Alcuni minuti.

 Sono passati senza neanche essersi accorti di aver respirato.

Un fulmine a ciel sereno; un minuto prima stai vivendo la tua vita serenamente, un minuto dopo costretta ad attraversare una porta che ti condurrà a vivere una vita che non sarà mai più la stessa di prima.

Una delle persone che ami ha il cancro. Questo è incomprensibile. Non può accadere ad una ragazza giovane. Non a noi. Siamo stati bene. Non è vero? Questi pensieri prendono il sopravvento in modo illogico trascinandoci sempre di più nell’abisso.

                                          Abigail

                                          Abigail

All’improvviso, quattro mesi dopo aver compiuto trent’anni mi è stato diagnosticato un linfoma diffuso a grandi cellule B. Ero una ragazza forte, indipendente e piena di vita e salute. La mia famiglia e i miei amici mi hanno visto trasformarmi in uno scheletro in una sola notte. Ho perso tutte le mie funzioni motorie compresa la capacità di muovere lo sguardo.

In ospedale mi definivano come la persona ricoverata più grave.

La mia famiglia. I mie amici. I miei colleghi. Tutti noi avevamo costruito una vita ricca di significato, un concerto di terribili e meravigliose esperienze. In sole tre settimane una serie di reazioni a catena hanno interagito con il mio stato di salute causando quello che ho imparato a definire come perdita di controllo e di significato.

Mi sono sentita irrazionalmente colpevole. Ero giovane. Cosa potevo aver mangiato di dannoso? A che cosa di negativo avevo esposto il mio corpo? Quale evento traumatico non ero stata in grado di gestire tanto dall’aver causato così tanto dolore alle persone che amavo?. Il desiderio di sistemare le cose era diventato un imperativo assoluto. E come avrei potuto? Una reazione ragionevole poteva essere quella di trovare e usare tutte le proprie risorse per migliorare la situazione. Ma il cancro non ha facili soluzioni. Cercare di “sistemare” non è mai un aiuto.

La tranquillità mi dava sollievo. La consapevolezza di essere  autorizzata a riposare. Non ero costretta a fare battute o a usare la parola giusta al momento giusto. Potevo chiudere gli occhi ogni volta che il mio corpo stanco lo richiedeva. E sarebbe stato tutto compreso.

Non è facile. Non è giusto . Non è glorioso.

E’ difficile. Fa Paura. Prende il sopravvento. E’ ai margini dell'ambiguità.

Ma va tutto bene. Lo affronterai. Ti preserverai. Non ho consigli per affrontarlo meglio. Qualcuno recentemente mi ha detto che il tempo e lo spazio sono ciò che occorre per elaborare la magnitudine di una situazione come il cancro. Il tempo e lo spazio. Concentrarsi sulle cose semplici.

“Mangiare, Respirare e Dormire”. Per ora…. respirare soltanto.

Con tutto il mio amore

Abigail